La chiesa di San Nicola (La Nativita')

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Chiesa di San  Nicola

Nella chiesa di S. Nicola, uno dei primi monasteri costruiti dai benedettini dopo il cenobio di Montecassino, rimangono tracce consistenti, lungo le pareti più antiche, di un ciclo di affreschi con scene del Vecchio e Nuovo Testamento, eseguito intorno al XIII secolo. Lo storico dell'arte A. Marabottini ha avanzato l'ipotesi che il ciclo castrese sia stato eseguito da un lavorante della bottega del Maestro delle Traslazioni di Anagni il quale, mentre mostrava di conservare temi e modi di stile bizantino, ne traduceva pero la lezione con tecnica veloce e sbrigativa, tutto ciò’ a conferma della datazione proposta. Nell'accettare queste ipotesi, ad esse si puòaggiungere che la essenzialità rude del nostro artista si svolge a tutto vantaggio della chiarezza del messaggio teologico, oggi peraltro di difficile lettura causa la perdita della maggior parte dei quadri.
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Veduta interna

L’episodio della Natività ,giunto a noi, ne è prova convincente. L’ iconografia di Natale scelta dal pittore è quella che si diffuse dal IV sec. d. C. nell' oriente Bizantino , dalla Cappadocia alla Grecia alla Russia e a partire dal VI sec. anche in Italia. Essa affianco’, senza sostituirla, quella più antica, con Maria assisa col Bambino in grembo ha dimostrazione di un parto indolore, connesso al suo stato di verginità perpetua. Nella rappresentazione orientale della Natività, la Madonne è adagiata su una coperta avendo il Bambino accanto, mentre San Giuseppe appare in raccolta meditazione. Fa da sfondo alla Sacra Famiglia una montagna, in cui si apre una grotta oscura. Pastori e angeli, ma spesso anche i Magi, testimoniano con la loro presenza l'evento. Le fonti iconografiche di riferimento furono, oltre che il Nuovo Testamento, anche i racconti dei vangeli apocrifi che ebbero larga diffusione nei primi secoli del cristianesimo per il loro contenuto narrativo ricco di particolari realistici.

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dettaglio del volto di Maria

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Adamo ed Eva

Le traduzioni pittoriche dei fatti riguardanti la vita di Cristo, ed in particolar modo la Natività furono inoltre ispirate alla esegesi dei grandi teologi orientali, primo fra tutti Giovanni Crisostomo, che mori nel 407 dopo una vita spesa ad interpretare i testi sacri. Nel suo pensiero, la Natività non è solo l'evento salvifico che irrompe nella storia, ma anche la prefigurazione dei grandi momenti di Cristo, e cioè’ I’ Epifania, la sua morte e resurrezione, ed infine la Pentecoste. La pittura presente in San Nicola a Castro dei Volsci si lega fedelmente alla Lezione teologica che veniva dalI ' oriente. ed alla iconografia del Natale che si diffuse in tutta Italia adoperando tutti i mezzi della rappresentazione: incisioni, mosaici, affreschi da Ravenna a Palermo , da Roma a Napoli. Nella tipologia di Castro il fatto spirituale trascende i dati reali di cui queste raffigurazioni erano ricche.La grotta è ridotta ad una striscia irregolare di colore marrone, che incornicia uno sfondo scuro, e vive unicamente nella sua pura funzione di simbolo, quello del baratro deIl’ Inferno, che sarà poi vinto dal Cristo, luce de I mondo. Il piccolo Gesù’, come nella tradizione pittorica, è tutto chiuso in bende bianche. Nel nostro affresco essi arrivano addirittura a fasciame anche la testa ed il Bambino, dritto e come ingessato viene ad assomigliare ad una piccola mummia sul lettino senza sponde, più simile ad un catafalco che ad una culla. Un fascio obliquo di raggi dalla luce bianca piove sul roseo faccino ad annunciare la nascita dell'Uomo Dio e con Lui dell' Umanità. sannic1.jpg (11475 byte)

 

  Alla sua sinistra Maria, nel manto dal rosso colore regale che la copre tutta, è allungata su una coperta anche’ essa bianca, quasi un morbido grembo materno attorno al divino Neonato; il suo sguardo pero’ sicuro. come impassibile, per quelle poche linee essenziali che ne accentuano la fissità’, guarda altrove, oltre l'evento di cui ella è pure protagonista. Giuseppe, posto simmetricamente alla sinistra del Bambino, la testa appoggiata ad un braccio sorretto dall’ altro, conserva una posa meditativa; egli con quella ruga tra gli occhi resi obliqui dallo sforzo deIla riflessione, capelli bianchi, è il personaggio più realistico, più umano nel tormento di penetrare un mistero a cui e partecipe ma di cui non è parte. Negli angoli profilati della grotta una folla di santi testimonia I’evento è la Chiesa che nasce con Cristo. Un cenno merita lo studio della dimensione spaziale in cui vive la scena: la Vergine, più grande di S. Giuseppe che pure sta sullo stesso piano, Posta in posizione diagonale, sembra scivolare verso I 'esterno, nel campo visivo che appartiene al destinatario del messaggio secondo le regole della prospettiva invertita caratterizzano I’ icona bizantina. Il Bambino a sua volta, portato in alto, nello sfondo piatto della pittura orientale che non prevede profondità’ prospettica, viene a trovarsi al centro del dipinto e diventa il punto di riferimento reale ed ideale attorno al quale ruota e si giustifica la rappresentazione . Il messaggio del Natale è dunque reso con stringente coerenza teologica, senza alcun indugio di carattere formale; e proprio in questa severa essenzialità’ è il fascino di questa opera nella sua efficacia.

Maria Grazia de Ruggiero Occhiuzzi